Secondo INAIL la malattia professionale è una patologia la cui causa agisce lentamente e progressivamente sull’organismo (causa diluita, non causa violenta e concentrata nel tempo). Il Testo Unico, infatti, parla di malattie contratte nell’esercizio e a causa delle lavorazioni rischiose.

È ammesso, tuttavia, il concorso di cause extra professionali, purché queste non interrompano il nesso causale in quanto capaci di produrre da sole l’infermità. Per le malattie professionali, quindi, non basta l’occasione di lavoro come per gli infortuni, cioè un rapporto anche mediato o indiretto con il rischio lavorativo, ma deve esistere un rapporto causale, o con-causale, diretto tra il rischio professionale e la malattia. Il rischio può essere provocato dalla lavorazione che l’assicurato svolge, oppure dall’ambiente in cui la lavorazione stessa si svolge (cosiddetto “rischio ambientale”).

Tra le malattie professionali, oggetto di numerosi interventi normativi si annoverano i cosiddetti Disturbi Muscolo-ScheletriciDMS.

Con DMS si intendono dolori/lesioni alla colonna vertebrale e disturbi agli arti superiori e inferiori che attualmente sempre più spesso sfociano in eventi acuti e/o patologie croniche, in qualsiasi categoria professionale, sebbene con caratteristiche che possono differenziarsi.

I disturbi muscolo-scheletrici da sovraccarico biomeccanico costituiscono una delle principali cause di assenza per malattia; questo significa che gran parte dei lavoratori si assentano più o meno spesso dal lavoro per problematiche riconducibili a dolori, infiammazioni e disturbi dell’apparato locomotore.

Quasi il 25% dei lavoratori dell’Unione europea soffre di mal di schiena e il 23% lamenta dolori muscolari.

Il 62% dei lavoratori svolge operazioni ripetitive con le mani o le braccia per un quarto dell’orario di lavoro; il 46% lavora in posizioni dolorose o stancanti; il 35% trasporta o movimenta carichi pesanti (Opuscolo Inail. I disturbi muscolo scheletrici – la causa, l’insorgenza, la prevenzione la tutela assicurativa. Edizione 2012).

Queste statistiche stanno a significare che i DMS non sono appannaggio esclusivo di lavoratori che movimentano carichi pesanti, ma coinvolgono tutti indistintamente, anche coloro apparentemente meno sollecitati fisicamente, per via di un lavoro pressoché statico.

I DMS si sviluppano nel corso del tempo, a causa di una serie di fattori contingenti, non in grado di garantire al lavoratore un ambiente idoneo per via di motivi quali: carico biomeccanico, ritmi, scarsa informazione, disattenzione, sedentarietà o eccessiva operatività, finendo col perturbare l’equilibrio fisico (biologico) e cognitivo (psicologico e relazionale) sia nella sfera privata che professionale.

I lavoratori, nel corso degli anni, ovvero periodi di tempo medio-lunghi, vanno incontro alla manifestazione di disturbi più o meno differenziati; ed ecco che lunghe ore di sedentarietà oppure di particolare operatività fisica possono (a seconda che si tratti di autisti, impiegati, operai, agricoltori, musicisti, commessi, personale sanitario, ecc.) provocare senza una causa apparentemente manifesta sintomatologie algiche ed infiammatorie acute e/o croniche nel tempo.

Il lavoratore

Immaginiamo un operaio in catena di montaggio che da un giorno all’altro inizi ad avvertire qualcosa che non funziona correttamente alla sua caviglia destra. Incomincerà ad avvertire un disagio, poi, un fastidio, un dolore, una restrizione di movimento ed una catena di riflessi compensatori innescherà un riadattamento dell’equilibrio posturale perché il dolore, ma forse anche prima di arrivare a questo stadio, provocherà un riflesso antalgico che imporrà all’operaio di controbilanciare il suo peso sulla gamba sana e forte.

La natura dell’uomo ha una fisiologia e una biomeccanica frutto di migliaia di anni d’evoluzione; il corpo e le sue funzioni sono strettamente collegate alla sua morfologia, pertanto, l’allontanamento dall’ideale forma anatomica compromette la funzionalità dell’apparato locomotore – “La forma influenza la funzione”.

Una colonna vertebrale che altera la sua forma con manifestazioni quali: bacino furi asse, atteggiamenti scoliotici, iper/ipo cifosi, iper/ipo lordosi vedrà i range delle curve rachidee squilibrati e comprometterà inevitabilmente l’intera struttura scheletrica e viscerale che dovrà adattarsi, ovvero compensare con una forma nuova “non prevista” e mettere in moto l’intero organismo per riassettare il suo equilibrio posturale.

Il nostro corpo va concepito come un insieme di scatole sovrapposte in equilibrio e i muscoli come dei tiranti che reggono l’impalcatura. Nel momento in cui per qualsivoglia natura una o più scatole dovessero spostarsi dal loro baricentro, i muscoli dovranno sopperire alla modifica dell’assetto tensionando più del dovuto determinate zone/muscoli a scapito di altre che subiranno un’ipotonia generale.

Le forze fisiche implicate subiranno uno stress che comprometterà la tenuta delle articolazioni; queste subiranno eccessiva compressione, traslazione e rotazione usurando le cartilagini articolari che nel tempo andranno a sclerotizzarsi, calcificandosi.

Anatomia, fisiologia e biomeccanica sono delle scienze inconfutabili per cui a prescindere dall’eterogeneità professionale e dai carichi di lavoro si risponde sempre alle stesse leggi e principi. È bene precisare tuttavia, che quello che cambia sono i cofattori quali ad esempio gli atteggiamenti mentali, quindi gli aspetti psicologici; un lavoratore che soffra di disturbi muscolo-scheletrici, in relazione all’atteggiamento mentale più o meno propositivo, noterà un inasprimento o alleggerimento dei suddetti sintomi.

I disturbi più diffusi

Il sovraccarico biomeccanico sia pure legato a lavori di media intensità ma in maniera ripetitiva e stancante scatena nei lavoratori una serie di conseguenze quali dolori e stanchezza generali, cefalee, dolori cervicali, vertigini, nausea, parestesie a braccia e mani, sindrome del tunnel carpale, periartriti scapolo omerale, sensazione di ansia e respiro corto, lombalgia, protrusioni discali, circolazione linfatica insufficiente, pesantezza delle gambe, tendiniti, dolori ai piedi e disfunzioni viscerali.

La compromissione dell’equilibrio morfologico comporta spesso disfunzioni viscerali di origine meccanica o neurovegetativa quali problemi digestivi o cardiaci legati all’alterata funzionalità del diaframma, problemi respiratori e circolatori nonché disfunzioni della sfera urogenitale.

Questi sono solo alcuni dei disturbi possibili legati direttamente ed indirettamente ai fattori ergonomici e spesso coesistono più sintomatologie contemporaneamente; queste a volte vengono ignorate per mancanza di informazione, noncuranza, stili di vita frenetici, abitudini e stili di vita scorretti, spirito di rassegnazione, pessimismo e mancanza di fiducia.

Rapporto di causa effetto

È difficile, a volte, stabilire da subito un rapporto di causa effetto tra attività quotidiana lavorativa e conseguenti disturbi perché il più delle volte questi ultimi si manifestano a distanza di un tempo medio-lungo. Il nostro equilibrio posturale organico ha la straordinaria capacità di adattarsi in relazione alle mutate esigenze ma c’è un prezzo da pagare.

Per ovviare a sovraccarichi continui il sistema osteo-articolare e muscolo scheletrico andrà incontro ai cosiddetti compensi posturali riassettando la sua “organizzazione muscolare” affinché sia quanto più economica possibile e soprattutto indolore.

A distanza di tempo questa rimodulazione dell’equilibrio posturale comprometterà il Sistema Tonico- Posturale.

Cos’è il Sistema Tonico Posturale?

Lo possiamo considerare come un insieme di strutture comunicanti a cui è affidato il compito di:

  • lottare contro la gravità
  • opporsi alle forze esterne
  • permettere l’equilibrio nei movimenti, guidarli e rinforzarli.

Per l’ottimizzazione di questi meccanismi neuro fisiologici si fa ricorso a recettori quali vista, piedi, tatto, udito, ma anche recettori che ci avvisano sulla percezione del corpo nello spazio e dei suoi relativi movimenti a mezzo articolazioni e contrazioni muscolari.

Vanno poi consideranti i cosiddetti centri superiori che hanno il compito di ricevere le informazioni che verranno integrate ed elaborate per informare il Sistema Nervoso Centrale. Questo apporterà le misure correttive da adottare per evitare, ad esempio rovinose cadute, con una prontezza di riflessi degli arti, modificando lo stato delle catene cinematiche muscolari e di conseguenza gli equilibri osteo-articolari.

Il STP (sistema tonico posturale) è fondamentalmente un complesso sistema che può molto verosimilmente distorcersi andando a compromettere l’interpretazione di segnali in entrata e uscita con un conseguente riadattamento erroneo delle strategie da adattare per la sopravvivenza degli equilibri biologici.

Perché i problemi si verificano a distanza di anni ?

Tendenzialmente, per evitare spesa energetica e algie, ossa, articolazioni e muscoli compartecipano trovando un escamotage; al pari delle occasioni in cui subiamo un infortunio alla caviglia destra e per evitare di sentire il dolore iniziamo a deambulare caricando la gamba contro-laterale. Questo espediente è il cosiddetto compenso che comporterà inevitabilmente altri compensi superiori ascendenti su spalle e tratto cervicale e che a loro volta innescheranno, nel tempo, un circolo vizioso fatto di altri compensi che un giorno scateneranno un ernia cervicale.

Accade quindi che la causa primaria del problema, ovvero l’infortunio alla caviglia, venga nascosto e rimanga silente per qualche anno in attesa che il complesso dell’equilibrio posturale sia talmente saturo che è impossibile trovare ulteriori compensi e inevitabilmente si manifesterà la sintomatologia dolorosa.

Ritornando al contesto lavorativo, carichi continui anche di lieve entità o semplicemente gesti ripetitivi in catene di montaggio, oppure semplicemente al videoterminale, comportano sia da subito la “messa al riparo” con i primi adattamenti al quale dovrà far ricorso l’apparato locomotore.

Prima o poi, apparentemente senza un motivo traumatico, si sveleranno una serie di problematiche e sintomatologie la cui causa primaria va ricercata con la lettura del corpo (analisi posturale) e relativo approccio posturologico globale.

L’approccio analitico invece, ovvero cercare la causa del problema lì dove si manifesta (ernia cervicale) non darà, il più delle volte, i suoi frutti perché l’origine è altrove (la distorsione alla caviglia) …La causa non è mai l’ dove si manifesta.

Quali sono gli strumenti utili da adottare in ambito lavorativo?

Saranno fondamentali una serie di iniziative che prevedano l’uso di attrezzatura, strumenti e dispositivi di protezione alcuni dei quali:

  • Utilizzo di attrezzature quali avvitatori industriali dotati di bracci di reazione ergonomici
  • Utilizzo di esoscheletri che alleggeriscano il dispendio energetico e lo stress muscolo-articolare
  • Calzature anti-infortunistica, concepite per la riduzione dei DMS, con specifiche tecnologie
  • Utilizzo di tappeti anti-fatica che dissipino lo stress meccanico muscolo-articolare

Sarà inoltre FONDAMENTALE un approccio orientato alla formazione dei lavoratori incentrata sulla conoscenza dei fattori legati all’insorgenza dei Disturbi Muscolo-Scheletrici sul Lavoro e sulle dinamiche di Prevenzione e Trattamento da adottare, negli stili di vita professionali e privati, per ridurre al minimo l’incidenza del rischio.

Michele Montagna

Pubblicato da Michele Montagna

Laureato in Scienze Motorie Chinesiologo UNC N.14307 – Unione Nazionale Chinesiologi, Magistrale in Management dello Sport e delle Attività Motorie. Diploma Internazionale di Formazione Metodo – Posturologico – Francoise Mezieres. Docente in Ergonomia, Prevenzione e Trattamento dei Disturbi Muscolo- Scheletrici DMS sul Lavoro. Certificato Formatore della Salute e Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs 81/2008) Consulente tecnico-scientifico R&D in materia di Prevenzione Salute Sicurezza – Sport Fitness Benessere.

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